venerdì 28 settembre 2007

NEL VIVO DELLA MONGOLIA


Dal 7 al 27 Settembre


Ritornati ad Ulaan Baatar ci dirigiamo verso Sud, verso la Cina, attraversando il deserto del Gobi. Viaggiamo su piste, le strade nel Sud del paese praticamente non esistono, solo piste verso molte città e villaggi. Ci sorprende questa mancanza di strade, incredibile per noi Europei. Il paesaggio cambia, non più pianori e colline ma un terreno piatto, con sabbia e piccoli cespugli. Non ci sono alberi, la Mongolia deve importare tutto il legname di cui ha bisogno e sulla ferrovia vediamo lunghi convogli di treni con vagoni carichi di legname provenienti dalla Siberia. Poi la sorpresa, la sabbia nasconde un terreno argilloso, ha piovuto e ci imbattiamo in pantani viscidi dai quali è difficile uscire. Ne soffre più di tutto Paolo con la sua Ducati Multistrada, una moto splendida su strada ma non adatta al fuoristrada

Vicino a Dalanzgabad, in un lodge assistiamo ad uno spettacolo che ricorda la passione dei mongoli per la lotta e per le corse dei cavalli. Sono bambini e ragazzi che lottano e corrono a pelo sui cavalli. Da Dalanzgabat ci spostiamo verso est per raggiungere di nuovo la strada che dalla capitale va verso la Cina. E' il Gobi dell'Est. Il paesaggio cambia ancora. Terreno più sabbioso, scarsa vegetazione, scarsa presenza umana. I pastori che incontriamo in 600 chilometri non sono più di una decina, non c'è pascolo per le greggi e questo giustifica la scarsa presenza di pastori. Vi sono villaggi sorti vicino alle miniere. Tutte le città ed i villaggi sono collegati con il telefono cellulare. In alcuni vi sono anche generatori eolici per la produzione di corrente elettrica.
A Sajnshan raggiungiamo la ferrovia transmongolica e crediamo di proseguire verso Sud su una vera strada. Ma la strada verso la Cina è ancora in costruzione ed esiste solo una pista che segue la linea ferroviari e la linea elettrica. Perdiamo del tempo perchè l'Itala su questa pista rompe una balestra. Rocco e Luciano provvedono ad una riparazione provvisoria poi nel villaggio di Erdene uno di quegli artigiani che da noi sono spariti, cancellati dalla civiltà dei consumi, salda la lama rotta usando una saldatrice che da noi nessuno oserebbe non solo usare ma neanche pensare che possa funzionare. Ma la balestra tiene e sosterrà l'Itala fino a Pechino. Da Sajnshan a Zamiin-Uud, la città di confine con la Cina, è sempre deserto. A Zamiin-Uud una grande stazione ferroviaria ove ai vagoni merci e passeggeri vengono cambiati i carrelli per poter proseguire verso la Cina o verso la Mongolia.
Lasciamo la Mongolia. Il paese si sta aprendo oggi al turismo, sta creando delle ottime strutture ricettive, accoglie l'ospite con una cordialità sconosciuta altrove, ed affascina con il suo deserto solo in piccola parte di sabbia e rocce. La lasciamo veramente con rimpianto, ne siamo rimasti tutti affascinati.